Tolve

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Situato su un’altura che domina la fiumara di Tolve, il territorio è caratterizzato da estese colture cerealicole interrotte a tratti da oliveti e da antichi lembi residui dei boschi che coprivano gran parte del suo territorio. La sua posizione strategica vi ha favorito l’insediamento di popolazioni sin dall’epoca preistorica, di cui sono rimaste tracce nei due insediamenti neolitici, risalenti al 2800-2500 a.C., ritrovati alle falde del monte Moltone (816 m) e in località Magritiello. Si tratta di villaggi composti di capanne neolitiche con materiali di risulta di scarso valore, ma che sono importanti perché attestano la frequentazione del luogo già nel III millennio a.C.



STORIA


Alcuni studiosi hanno ipotizzato frequentazioni neolitiche delle numerose grotte che caratterizzano il territorio.
In località Cappuccini è stata rinvenuta la tomba di un guerriero lucano. Dagli oggetti in essa ritrovati – uno splendido elmo di tipo corinzio, uno schiniere in bronzo ed un frammento della spada – si può dedurre che si tratti della tomba di un personaggio di rango, vissuto tra il VII ed il V secolo a.C.
Alle pendici del monte Moltone, a nord-ovest del centro abitato, in posizione dominante un antico tratturo che giunge al santuario di Rossano di Vaglio, sono i resti di una fattoria ellenistica di notevoli dimensioni (fine IV – III sec. a.C.). La struttura si organizza intorno ad un cortile porticato, occupato al centro da un riquadro pavimentato con tessere fittili e circondato da un canaletto e da una fascia in cocciopesto: il cosiddetto impluvium. La villa, sita in prossimità di una serie di diramazioni viarie antiche di una certa rilevanza, viene abitata stabilmente fino al III secolo a.C. Poco chiaro è il momento esatto della sua distruzione, avvenuta in seguito ad un incendio: episodio probabilmente da inserire nel più ampio discorso delle guerre puniche, quando, alla fine del III sec. a.C., la Lucania viene devastata dalle continue scorrerie delle truppe di Annibale e delle truppe romane.
Numerosi frammenti di colonne romane, d’iscrizioni funerarie e di monete di età augustea sono la testimonianza della riabilitazione del territorio da parte di autoctoni che ritornano nelle campagne ridiventate sicure dopo l'affermazione dell'Impero di Roma.
In epoca medievale Tolve è un borgo fortificato, sormontato da un castello a tre torri – l’attuale stemma del paese –, e circondato da un fossato che lo difende dagli attacchi nemici. È citata in un documento del 1001, contenente la richiesta avanzata da Tricarico al catepano bizantino Selenziano perché ristabilisca i confini violati dai tolvesi: in tale periodo, infatti, il paese si trova sulla linea di confine fra domini bizantini e domini longobardi. Dagli Aragonesi viene concessa ai Pignatelli. Nel 1583 Tolve chiede ed ottiene di passare al Regio Demanio, cioè alle dirette dipendenze della Corona senza l’intermediazione del barone. Riscattatasi dal giogo feudale, Tolve è una delle poche cittadine demaniali dell’Udienza di Basilicata rimaste tali sino all’eversione della feudalità. Nel 1799 i contadini invadono le terre ed appoggiano l’iniziativa del nuovo sindaco, il giacobino Oronzo Albanese, il quale pianta l’albero della libertà e accorre a Potenza per cercare di porre argine alla reazione.
Fino al XVI secolo Tolve mantiene il caratteristico aspetto di centro fortificato con sviluppo urbanistico concentrato intorno alle mura di cinta della città, con la chiesa di S. Nicola e due baluardi fortificati: a nord-est il castello arroccato sul colle e ad ovest il monastero di S. Pietro.
L’edificazione successiva è avvenuta ancora intorno alle mura, ma soprattutto nell’area orientale, tra la chiesa di S. Nicola ed il castello, mantenendo inalterati i percorsi che dalla collina si snodano verso i varchi delle mura. A partire dalla seconda metà del XVI secolo si ebbe una fervente attività edilizia dovuta a vari fattori come l’aumento demografico, i gravi danni provocati dal terremoto del 1561, i nuovi assetti politici. L’esigenza di costruire dimore padronali, case gentilizie e palazzi all’interno delle mura modifica l’originaria destinazione delle abitazioni, mentre all’esterno della cinta muraria si viene formando il primo nucleo abitativo del Casale dove trovano sistemazione i vecchi abitanti e i contadini. L’attività di rinnovamento edilizio all’interno delle mura si conclude nel 1638 con la costruzione delle nuove carceri e degli alloggi per il contingente militare e per la Corte di giustizia.

INFORMAZIONI UTILI

La visita può cominciare dal borgo medievale nel quale si entra attraverso l’arco delle Torri (XVII – XVIII secolo), collocato nella cinta muraria del XII secolo della quale rappresentava uno dei varchi principali. Da via Marsala è visibile l’arco in pietra bugnata databile ai secc. XVII e XVIII, ricostruito probabilmente quando venne ristrutturata l’antica cinta muraria e, sulla sua sinistra, una delle tre torri superstiti. Superato l’arco si passa sotto una volta a botte che sorregge parte delle costruzioni che, negli anni, si sono addossate alle mura.
Qui si affaccia la chiesa di S. Pietro, forse anticamente appartenente ad un monastero benedettino oggi scomparso, di cui parlano già alcuni documenti dei secc. XII e XIII. L’edificio attuale è costituito da una piccola chiesa monoaulata, eretta lungo il perimetro fortificato dell’abitato medievale.
Adiacente alla chiesa, l’ex palazzo governativo, oggi palazzo del pellegrino, edificio di modeste dimensioni, arricchito da un portale in pietra lavorata, mensole e loggia, databile al XVI secolo. Al suo interno si conservano ambienti coperti da volte a crociera. Nel palazzo sono stati recentemente trasferiti i numerosi ex voto a S. Rocco prima conservati nella sagrestia della chiesa di S. Nicola.
Di fronte, sulla sommità di una scalinata, è la chiesa madre di S. Nicola vescovo. La fabbrica ha probabili origini medievali: nel coro sono recentemente venuti alla luce resti di un edificio forse appartenenti ad una chiesa medievale attestata nei documenti come antica dipendenza dell’abbazia benedettina di Banzi.
In via Palestro è palazzo D’Erario, residenza dell’omonima famiglia presente a Tolve fin dal XV secolo. L’edificio è impreziosito dal bel portale di ingresso in pietra bugnata a punta di diamante: manufatto di chiara impronta rinascimentale ad arco a tutto sesto, inquadrato in un rettangolo con cornici di coronamento e stemma della famiglia. Nei pressi del palazzo incontriamo l’arco D’Erario, una delle quattro porte dell’antica cinta muraria. Alla sua destra è la casa della mammana, riconoscibile dallo stemma del Comune e dalle tracce del foro circolare attraverso il quale venivano fatti passare i neonati abbandonati.
Il palazzo Florenzano, ubicato tra corso Garibaldi e via S. Giovanni, prende il nome da una delle famiglie più antiche del paese, insediatasi a Tolve dalla II metà del ‘400 insieme ai d’Erario, ai Cavallo, ai Pappalardo e ai Fiore.
In via Palestro sorge la chiesa del Purgatorio, fatta costruire tra il 1670 ed il 1680 come sede dell’omonima confraternita.
Nei pressi di piazza Mario Pagano è il convento di S. Francesco, eretto nel 1585. Dell’antica fabbrica conventuale non esiste ormai più alcuna traccia, perché in seguito alle due soppressioni del 1809 e del 1866 i locali furono smembrati e adibiti in parte a pubblici uffici, in parte venduti a cittadini privati.
In corso Vittorio Emanuele è palazzo Ruzzi del XVIII secolo. L’edificio, su due piani, ha la facciata scandita da lesene aggettanti, con basamento in pietra, che la inquadrano in un ordine gigante nel quale sono inseriti i portali del piano terra e i balconi del primo piano.
A sud-ovest del centro abitato, nei pressi del Cimitero, è il convento dei cappuccini, fondato da frate Crisostomo da Rivello negli anni 1583-1585. Dal 1602 diventa sede di un importante studio di teologia e filosofia. Soppresso durante il decennio francese, è riaperto nel 1817. Nel 1820 diviene sede di uno studio teologico e nel 1859 vi sorge un ginnasio. È definitivamente soppresso nel 1866.
Nella campagna si conservano i resti di diverse chiese monastiche. Nella contrada di S. Simeone, ad esempio, si conservano i ruderi dell’omonima chiesa medievale, antica dipendenza del monastero benedettino di S. Angelo del Bosco in territorio di Avigliano. La chiesa fu ricostruita fra il XVI ed il XVII secolo: fra i ruderi si scorgono due livelli, di cui il più basso, seminterrato, adibito a sepoltura. Nei pressi, alcuni resti di edifici testimoniano la presenza di fabbriche annesse alla chiesa forse risalenti alla fase medievale.