Acerenza

acerenza
È situata sulla sommità di un colle dai fianchi molto ripidi su tutti i lati, racchiuso tra il fiume Bràdano, che qui disegna un’ampia curva, e un suo affluente, il torrente Fiumarella. Aggrappata sulla cima di una piccola dorsale arenacea, sovrasta vaste plaghe di un territorio costituito da materiale marnoso e argilloso sensibilmente più instabile e soggetto all’erosione. E' una città ricca di tradizioni ed è sede di uno degli edifici sacri più importanti della Basilicata, la famosa Cattedrale piena di opere d'arte di rilevante importanza artistico-storica.

STORIA

La zona presenta vistose testimonianze d’insediamenti preistorici. Sul vicino Monte La Guardia, a circa 2,5 Km a sud-ovest, sono state trovate tracce di abitazioni della prima età del ferro. Lungo i fianchi della montagna si trova una serie di caverne in cui sono venuti alla luce resti di manufatti litici. Materiale neolitico è stato rinvenuto anche in un’altra zona vicina detta Serra Altura. Sul luogo del centro attuale sorgeva l’antica Acheruntia menzionata da Orazio, sede di un abitato indigeno. Sul lato orientale della collina è stata rinvenuta una tomba del VI secolo a.C. con corredo costituito da vasi in ceramica di produzione greca coloniale e da un bacile in bronzo. Sul pianoro, in prossimità del Monte La Guardia, si sono trovate tracce di abitazioni e tombe del sec. IV a.C.
Il ritrovamento di una statuetta in bronzo di Eracle della seconda metà del IV secolo a.C. documenta il culto del dio-eroe, protettore per eccellenza delle genti italiche.
Sin da tempi antichi la città si segnala come roccaforte difficile da espugnare. Nel 318 a.C. è conquistata dai romani. Dopo la sconfitta inflittagli da Pirro ad Eraclea nel 280 a.C., vi si rifugia il console Publio Valerio Levinio; i Goti, con Totila che l’aveva occupata, resistono ai Bizantini. Intorno al IV secolo vi sorge una delle più antiche diocesi dell’Italia meridionale che nel 1059 papa Niccolò II eleva alla dignità di arcidiocesi. Con i Longobardi diventa capoluogo di uno dei gastaldati in cui viene divisa la Basilicata. Nel 1041 cade in mano ai Normanni e Roberto il Guiscardo v’innalza nuove fortifi-cazioni. Una bolla di papa Onorio III del 21 novembre 1216 vi segnala la presenza di Templari. Sul finire del XIV secolo ha inizio la storia legata alle famiglie feudatarie, quali i Sanseverino, i Durazzo, i Ruffo, i Ferrillo, gli Orsini di Gravina, i Pinelli, i Pignatelli di Belmonte.

INFORMAZIONI UTILI

E' possibile effettuare un interessante percorso di visita partendo da corso Vittorio Emanuele III. All’inizio della strada delle cantine, s’intravedono i resti dei torrioni delle antiche mura; uno di questi è incastonato in una costruzione ottocentesca usata per abitazione.
Nella parte bassa dell’abitato è il convento di S. Antonio da Padova, costruito intorno alla seconda metà del XVI secolo. Salendo verso la parte antica della città si arriva alla strettoia di porta S. Canio. Subito dopo è il largo Consigliere Gala, con il palazzo Gala. Il palazzo ha un cortile interno con una scala aperta di accesso al primo piano. Le sale interne sono coperte con volte a padiglione finemente decorate con stucchi a motivo floreale. Edificato su di un altissimo muro di contenimento alleggerito da archi, il palazzo presenta un loggiato a doppio ordine che contiene al suo interno finestre e balconi dei due piani in cui è articolato. La gran parte del castello sarà prossimamente adibita a museo diocesano d’arte sacra.
Proseguendo lungo via Vittorio Emanuele, in via Giacinto Albini, incontriamo il palazzo Scipione Petruzzi e la torre cilindrica con quadrante in pietra. Nei pressi è il museo etnografico, con molti reperti della civiltà contadina.
Percorrendo via Umberto I, che taglia in senso longitudinale quasi tutto il centro storico, si possono ammirare alcuni palazzi settecenteschi con portalini ornati di sculture semplici o da stemmi di antiche famiglie acheruntine: i più interessanti sono quelli dei palazzi Saluzzi e Caramuta.
La cattedrale, uno dei monumenti più pregevoli della Basilicata, è intitolata all’Assunta e a S. Canio. Secondo antiche cronache, l’arcivescovo Arnaldo, il quale aveva rinvenuto le spoglie di S. Canio, nel 1080 avvia la costruzione dell’edificio, sul sito di una precedente chiesa paleocristiana. La nuova cattedrale doveva diventare il simbolo della Chiesa latina sostenuta dalle armi normanne: perciò doveva essere percepibile anche a distanza e stupire per la sua vastità e imponenza. I lavori subiscono un rallentamento intorno al 1090, forse anche a causa di un violento incendio scoppiato nella città, per poi essere ripresi nel secolo successivo.
L’interno, a croce latina, presenta tre navate delimitate da dieci pilastri, cinque per lato, che sorreggono il tetto a capriate. Il presbiterio è sopraelevato di circa due metri rispetto al piano della chiesa. Il grande transetto, l’abside ed il superbo peribolo presentano volte a crociera. Il coro profondo è cinto da un deambulatorio con tre cappelle radiali sul fondo.
Nell’assoluta semplicità e nudità, sono da citare, nel transetto destro, la Madonna del Rosario, Quindici Misteri, SS. Domenico e Tommaso realizzata nel 1583 da Antonio Stabile. Il polittico ha una sontuosa cornice barocca formata da due colonne tortili in legno dorato che sorreggono il timpano e poggiano su due pilastri, alla base dei quali sono dipinti lo stemma di Acerenza e quello dell'arcivescovo del tempo, Sigismondo Saraceno. In basso, a sinistra del polittico, vi è la tomba del vescovo Francesco Antonio Santorio. Sul lato sinistro del transetto, nell’absidiola, è stato sistemato di recente il battistero, formato da una colonna scanalata elicoidale, simbolo della vita eterna, su cui poggia una grande vasca monolita in porfido.