Forenza

forenza
Situata sullo spartiacque dei bacini dell’Ofanto a nord e del Bràdano a sud-est, domina dall’alto i territori circostanti e fronteggia Acerenza verso sud-est.
La lunga dorsale di arenaria su cui è adagiata è da qualche anno segnata in entrambe le direzioni dalle pale che sfruttano la forza del vento per produrre energia elettrica. Dalla parte più alta di questo crinale, la vista spazia su un panorama distinto dal rilievo di Acerenza e, in senso orario, dal monte Torretta di Pietragalla, dal monte Carmine di Avigliano, dal bosco Derricelle di Forenza e dal Vulture.
Il bosco di Forenza, che si estende per più di 2500 ettari, è in continuità con il bosco di Lagopesole ed è uno dei più cospicui patrimoni forestali dell’intera regione.

STORIA

Ormai le ricerche archeologiche hanno dimostrato che il centro ha derivato solo il nome dall’antica Forentum, l’insediamento di origine àpula conquistato dai romani nel 317 a.C. e municipio al tempo di Augusto. Come gli ultimi studi fanno credere, infatti, il sito di Forentum è più verosimilmente localizzabile nel territorio di Lavello. Con tale tesi, in verità, non sono d’accordo alcuni studiosi locali, i quali ricordano che Tito Livio, parlando dell'attacco romano contro la sannita Forentum, definisce quest’ultima validum oppidum. Tale definizione, verosimilmente riferendosi ad un centro posto in alto, e quindi più facilmente difendibile, sembra calzare molto meglio a Forenza che a Lavello. Nel medioevo Forenza fa parte del gastaldato di Acerenza e poi, sotto i Normanni, della contea di Gravina in Puglia. Successivamente diventa feudo dei Caracciolo e dei Doria.

INFORMAZIONI UTILI

Attraverso una strada a spirale che percorre tutto il borgo antico, si sale al sommo del paese, costituito dalla centrale piazza Regina Margherita, sito del castello medievale non più esistente. Al centro vi è il notevole monumento ai Caduti raffigurante una vittoria alata: la scultura bronzea è stata realizzata nel 1924 dall'architetto Raffaele Lapolla e dallo scultore Achille Dorsi in ricordo delle vittime della prima guerra mondiale.
Spostandoci in via S. Nicola, nella parte più alta dell’antico borgo, visitiamo la chiesa parrocchiale di S. Nicola, ricostruita dopo il terremoto del 1857 sulle rovine di una chiesa più antica, risalente ai primi anni del XIV secolo.
Ritornando in piazza, all’imbocco di corso Umberto I, passiamo accanto all’edicola di S. Caterina; poco più avanti, sulla destra, possiamo osservare la porta di S. Pietro, l’unica superstite delle quattro porte che permettevano l’accesso al borgo.
Tra via S. Pietro e corso Umberto I è la chiesa di S. Pietro, costruita nel XVIII secolo ma molto rimaneggiata.
Risalendo per via S. Pietro fino a via S. Maria, sono ancora visibili i resti del complesso conventuale di S. Caterina: è infatti leggibile un andamento planimetrico quadrangolare delle costruzioni che si articolano attorno ad un ampio spazio centrale rettangolare, assimilabile ad un chiostro. La costruzione del complesso conventuale risale al 1516 ad opera dei Frati Minori Osservanti, sul sito di un probabile impianto longobardo. In via Roma è possibile visitare la casa contadina. Gli oggetti esposti, tutti originali, sono stati donati da vari abitanti del paese.
In via dr. Bochicchio è la chiesa dell’Annunziata (secc. XII-XIII), di forma rettangolare, la quale presenta una facciata rettilinea con campaniletto a ventola sulla sua parte terminale e una finestra polilobata, entrambi sull’asse centrale della parete.
La chiesa di S. Vito, nella via omonima, è una costruzione in pietra a forma di croce greca; fu fatta costruire nel 1665 dalla nobile famiglia dei Veltri. La chiesa viene aperta il 15 giugno, giorno della festa patronale di S. Vito, nel corso della quale la statua del Santo viene portata in processione.
Immediatamente a valle del paese, in via del Convento, sorge il convento del Ss. Crocifisso, con l’annessa chiesa intitolata a S. Maria della Stella.
Seguendo verso sud-est la strada per Acerenza e svoltando dopo 4 Km, appena dopo la masseria Bochicchio, su una mulattiera in discesa verso ovest, si arriva alla chiesa grotta di S. Biagio (521 m). La chiesa rupestre, in cattivo stato di conservazione, è di piccole dimensioni. La facciata a timpano è caratterizzata da un campaniletto a ventola. L’interno è a navata unica e di forma rettangolare. Sull’altare addossato alla parete terminale della navata sono tre nicchie con statue. Nella chiesa si conserva inoltre una stele di pietra adagiata in una nicchia sotto l'altare, risalente al XVII secolo, che apparteneva alla chiesa di S. Martino. Alle pareti si notano avanzi di affreschi raffiguranti Cristo e santi.
Nei pressi della chiesa vi sono grotte ricchissime di fossili, nella più grande delle quali è possibile notare un bellissimo esempio di faglia inversa con l'evidente dislocazione dei livelli fossiliferi.